Pingitore

Caro direttore,
un vecchio detto di Leonardo Sciascia, diceva: Gli italiani sono divisi dalle ideologie ma uniti nel malcostume. Se prima gli scheletri nell’armadio li avevano tutti i partiti di destra, centro e sinistra, adesso cambiano i loghi, i nomi e simboli, ma resta, come dicevo prima, il malcostume e malaffare. In questi giorni abbiamo visto scoperchiare nella rossa Umbria l’ennesimo caso di amministratori regionali corrotti. Non era forse meglio rimanere alla prima Repubblica con i vecchi partiti che hanno scritto la Costituzione, naturalmente con un po’ di rigore ed onestà?
Francesco Pingitore
Belluno
Caro lettore,
all’inizio degli anni 80, in una celebre intervista, il segretario del Pci Enrico Berlinguer lanciò la cosidetta questione morale vantando una diversità antropologica del suo partito e dei suoi militanti rispetto alle altre forze politiche. I fatti e, soprattutto, le inchieste giudiziarie, hanno clamorosamente smentito il leader comunista e la sua visione della realtà. Il malcostume non è un’esclusiva di nessun schieramento. E nessuno schieramento ne è immune. È, non solo in Italia, il vero elemento trasversale della vita politica. Ma non perchè la politica sia sporca, come si sente spesso dire. Ma perchè molti uomini e molte donne – di destra, di centro e di sinistra – sono deboli e vulnerabili di fronte alle tentazioni del potere e del denaro. Due realtà che, nel bene come nel male, sono strettamente legate alla politica, la muovono e la condizionano. Sono uno strumento fondamentale dell’agire pubblico e di ogni attività di governo. Dipende dal valore e dalla funzione che si assegna loro: denaro e potere possono essere infatti un mezzo e uno strumento della politica o diventarne esclusivamente un fine, come è tante volte accaduto. Da questo punto di vista non c’è grande differenza tra Prima e Seconda Repubblica. Possono mutare le modalità del malaffare, ma le dinamiche di fondo rimangono sempre le stesse. E non cambieranno solo perchè qualcuno rimpie le piazze al grido di onestà, onestà, onestà o rivendica una presunta superiorità morale rispetto agli altri. La prima Repubblica non è finita perchè era meno onesta, ma perchè ha fallito politicamente. Si è rivelata impreparata a gestire un mondo diverso da quello della cortina di ferro in cui si era formata. Porta la responsabilità di aver creato uno dei debiti pubblici più colossali del mondo. Ed infine, non ha saputo rivendicare ed esercitare la propria autonomia rispetto a un altro potere, la magistratura, che da Tangentopoli in più ha scandito le svolte politiche di questo Paese.

Gazzettino 18.4.19

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