CAMPAGNA – SAI CHI VOTI

Comunicato stampa

Il video appello di Riparte il futuro: il sindaco di Belluno Jacopo Massaro non ha mantenuto le promesse di trasparenza fatte in campagna elettorale aderendo a Sai Chi Voti.

Belluno, 27 novembre 2017 – Riparte il futuro ha lanciato la campagna Sai Chi Voti assieme a 10 associazioni per chiedere ai candidati sindaco alle elezioni amministrative del 2017 di impegnarsi ad adottare misure di trasparenza per prevenire la corruzione. Due erano gli impegni richiesti ai candidati eletti: audizioni pubbliche per nominare i super manager delle partecipate e l’agenda trasparente degli incontri. Allo scadere dei 100 giorni previsti il sindaco di Belluno Jacopo Massaro non li ha rispettati: l’associazione gli chiede di adempiere agli impegni presi quanto prima.

GUARDA IL VIDEO APPELLO: https://www.youtube.com/watch?v=gb4ZtOJHI4A&feature=youtu.be

Sai Chi Voti è una campagna che si pone l’ambizioso obiettivo di aiutare gli elettori a selezionare una classe politica competente e trasparente, liberando le città italiane da corruzione, clientelismo e conflitti d’interessi.

In occasione delle elezioni amministrative del 2017, 119 candidati sindaco di 34 città hanno aderito a Sai chi Voti, impegnandosi a:

 

  • pubblicare i dati relativi ai finanziamenti ottenuti in campagna elettorale in un’apposita sezione del loro sito web o, alternativamente, sulla loro scheda personale sul sito saichivoti.it, avendo cura di tenerla in costante aggiornamento.
  • in caso di elezione, adottare – entro i primi 100 giorni dalla formazione della giunta – le audizioni pubbliche quale metodo per poter procedere alla nomina dei vertici aziendali e di controllo di società partecipate, enti, fondazioni, etc., la cui designazione spetta al sindaco;   
  • in caso di elezione, predisporre e mantenere in costante aggiornamento la propria Agenda pubblica degli incontri con i portatori di interessi e imporre tale obbligo anche ai loro assessori.

 

Dei 119 candidati che hanno aderito alla campagna, 13 sono stati effettivamente eletti.

Ci risulta però che Jacopo Massaro, sindaco di Belluno, non abbia mantenuto l’impegno nei tempi concordati” – afferma Federico Anghelé, responsabile relazioni istituzionali di Riparte il futuro – “ I 100 giorni sono scaduti ma questo non cancella le promesse fatte: tutti i sindaci che hanno promesso trasparenza devono rendere conto ai 32 mila firmatari della petizione che chiedeva loro un impegno concreto contro la corruzione. Non importa quanto tardivo sia il rispetto dei patti, ciò che conta è la sostanza: vogliamo vivere in città trasparenti e vaccinate contro la corruzione”.— Giulia Fabbri | Bovindo g.fabbri@bovindo.it 345 6156164

Il Presidente della Provincia – caso Sappada

Padrin spera in un ricorso: «Faremo tutto il possibile»

Il presidente della Provincia di Belluno invita la Regione ad attivarsi e si aspetta che la promessa di un nuovo Fondo Letta sia mantenuta

SAPPADA. «Non vorrei che dopo nove anni di attesa per il voto del Parlamento, Sappada ne aspettasse altrettanti per passare effettivamente in Friuli Venezia Giulia. Come è accaduto a un comune piemontese, quello di Noasca, che aspetta di approdare in Valle d’Aosta». Così Roberto Padrin, presidente della Provincia di Belluno.

Ma perché Sappada dovrebbe aspettare tanto?

«La procedura non è affatto semplice, soprattutto perché il cambio di confine è con una Regione a statuto speciale».

Anche perché intendete opporvi, magari ricorrendo alla Corte Costituzionale?

«Faremo ancora tutte le iniziative possibili per trattenere Sappada, un Comune troppo importante, e non solo turisticamente, per la comunità provinciale. Metteremo in atto tutti i ricorsi possibili. Già pochi minuti dopo la notizia che la Camera aveva votato il distacco dal Veneto, mi sono rivolto ad un costituzionalista, il quale, però, mi ha risposto che la prima opposizione la deve fare la Regione Veneto. E che la Provincia può partecipare “ad adiuvandum”. Mi auguro, pertanto, che il presidente Roberto Ciambetti, dopo la meritoria opposizione intrapresa, continui a portarla avanti con i ricorsi che sono necessari».

Ce l’avete proprio su con Sappada. 

«Non è affatto vero. Con Sappada siamo andati sempre d’accordo. Li abbiamo ascoltati, abbiamo dialogato con i loro amministratori, ci siamo impegnati in quelle opere per cui siamo stati interpellati, avevamo assicurato anche il nostro appoggio per ulteriori investimenti, a partire da quelli per gli impianti da sci».

Lei lo sa che in Comelico c’è chi sostiene che Sappada dovrebbe restituire al Veneto quanto ha ricevuto? 

«Comprendo questo atteggiamento, che è di rabbia. Non penso, però, che si possa arrivare a tanto».

I referendari sappadini hanno anche votato, ai recenti referendum per l’autonomia della Provincia e la Regione, per il “sì”? 

«Sarebbero stati in contraddizione con loro stessi se avessero votato “no”. Comunque ho apprezzato la loro disponibilità».

Ieri il Parlamento è stato improvvido? 

«Improvvido? Molto, molto di più. Ha dato luogo ad un precedente che d’ora in avanti rischierà di disgregare non solo la provincia di Belluno, ma anche il Veneto, e forse pure altre parti d’Italia. Il Parlamento, almeno nella parte di chi con estrema leggerezza e pure con provocazione ha votato “sì”, ha agito da irresponsabile».

Il bicchiere è solo mezzo vuoto?

«Io sono un ottimista e lo vedo anche mezzo pieno. Finalmente si è cominciato a parlare, in un’aula parlamentare, dei problemi delle terre alte, dell’isolamento, dello spopolamento, della mancanza di lavoro, insomma della fuga della nostra gente dai propri paesi. Adesso la problematica è finalmente arrivata sul palcoscenico del Parlamento e del Governo e non potrà più essere ignorata. Ma ci vogliono azioni molto forti, politiche radicali di sviluppo».

Tra le misure forti è da considerare anche il Fondo per i Comuni di confine col Friuli?

«Senz’altro sì. Speriamo che non si tratti solo di una promessa, di uno zuccherino offerto per bere l’amaro, il troppo amaro di questa sconfitta. Vedremo nella Legge di stabilità se i vari Rosato, Brunetta, Fedriga, i nostri parlamentari provinciali, riusciranno a mantenere la promessa del rifinanziamento del Fondo Letta. Ovviamente è un palliativo».

Un palliativo perché ritenete che ben diversa sia la soluzione? 

«La soluzione passa inevitabilmente per l’autonomia della Provincia di Belluno».

anche per l’autonomia della Regione Veneto? 

«Beh, è ovvio».

L’ autonomia potrà essere dimostrata anche da una prima iniziativa, quella del ricorso? 

«È ovvio. Altrimenti siamo in presenza di sole provocazioni»

fonte corriere delle alpi 23.11.2017

TARI TASSA RIFIUTI E IVA

Sembra che finalmente il Ministero abbia chiarito la questione dell’applicazione della TARI, la tassa raccolta rifiuti, per la parte variabile.
Come noto la tassa è commisurata da una parte fissa sulla superficie e dalla parte variabile in base al nucleo familiare.
Sarebbe opportuno che il Ministero chiarisca una volta per tutte che la TARI è una tassa o meglio un tributo e pertanto non soggetta ad IVA, come ripetutamente sancito dalla Corte Costituzionale e dalla Corte di Cassazione (ad esempio la Società che svolge il servizio per il Comune di Venezia è stata condannata al rimborso dell’imposta).
Stante le suddette sentenze molti Comuni o Aziende che svolgono la raccolta dei rifiuti applicano l’aliquota IVA del 10%, ciò che avviene a Belluno da parte del Comune e dalla Bellunum.
E’ mai possibile che in un Paese civile esista sempre una giungla di interpretazioni a danno del cittadino?

Celeste Balcon
Portavoce Patto Belluno Dolomiti

CASO SAPPADA

 

 

E’ arrivato il de  profundis, Sappada passa al Friuli, salvo un imsperato niet del Presidente della Repubblica.
E’ stato dato riscontro alle aspettative dei referendari alle quali si deve massimo rispetto,
ma ha fatto anche degli scontenti capitanati dall’amico Max Pachner cui è doverosa la massima solidarietà.
Sarà un effetto domino? Speriamo di non trovarci in una Provincia a brandelli.
E’ stato vinto un referendum per l’autonomia del Veneto e della Provincia di Belluno è ora di sostenere col massimo sforzo e compatti affinchè quei referendum non restino lettera morta.
Quindi massimo sostegno uniti al Presidente Luca Zaia, ai Veneti e ai Bellunesi che hanno votato SI il 22 ottobre.
Vien da chiedersi ha senso una disparità tra le regioni? E’ mai possibile che esistano figli e figliastri?
Ciò invoglia le aree contermini a traslocare come ha fatto Sappada e come si muoveranno altri comuni.
Basta coi privilegi delle regioni e provincie a statuto speciale.
E’ ora che le regioni e le provincie abbiano tutte la loro autonomia e la gestione delle proprie competenze e risorse.
Se saranno virtuose staremo e staranno meglio tutti senza la rincorsa ad altri lidi.

Celeste Balcon – Patto Belluno Dolomiti

Di Finanziaria in Finanziaria rimaniamo gli ultimi in Europa

Il Pd e il segretario Matteo Renzi sono in festa. Parlano di crescita, di quello che hanno fatto per lanciare il Paese su vette altissime. “Il merito è mio se l’economia è ripartita”, diceva Renzi interpretando i dati di Banca d’Italia di giugno. Mercoledì, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, ha detto che cresceremo del 2% di Pil nel 2017. Appena a fare i conti è chi non ha interessi politici, le cifre vengono ridimensionate, e di molto. Per la Commissione europea che ha rilasciato giovedì un documento sull’economia italiana, faremo l’1,5% in più. Quale che sia l’entità, il dato è positivo, ma non buono, un numero del quale si può essere contenti, ma non felici. Quello a cui bisogna guardare sono i prossimi anni, e la crescita è prevista al ribasso. Secondo i calcoli della Commissione europea nel 2018 il Pil farà +1,3% e nel 2019 +0.9%. Una tendenza fortemente negativa.

Il perché del girigio futuro è presto detto: si chiama aritmetica. Sulla testa dell’economia Italiana pesa l’aumento dell’Iva previsto dal patto di Stabilità e crescita. La Commissione europea non può ritenere disinnescate le clausole di salvaguardia se non con un corrispondente taglio della spesa strutturale di uguale entità o un aumento del Pil che ne copra il fabbisogno. Si può criticare senza fine l’impegno che abbiamo sottoscritto. Possiamo votarne la deroga in parlamento, e l’abbiamo fatto. Ma la partita si gioca con le carte che si hanno in mano, e non bluffando. Così, l’Europa matrigna, riporta tutti con i piedi per terra. E continuerà a farlo se a ogni finanziaria si guarderà alle elezioni e non al futuro, continuando e fare nuovo deficit (10,9 miliardi di euro solo quest’anno) e a aumentare le tasse (5 miliardi di euro in più) solo per tirare a campare e farsi belli.

Il documento della Commissione europea ci dice che il debito pubblico nei prossimi tre anni non scenderà sotto il 130% del Pil. La riforma del lavoro, se riforma può chiamarsi una misura che sprigiona effetti limitati nel tempo, ultimerà i suoi effetti nel triennio e gli occupati cresceranno in maniera sempre inferiore. Per finire, anche se si potrebbe continuare, i salari non aumenteranno e la capacità di spesa interna non riprenderà vigore. Di questo passo la nostra economia rivedrà i valori precrisi solamente nel 2020, ha detto il Centro studi di confindustria martedì. I governi, di qualsiasi colore, continuano a mettere la testa sotto la sabbia e a dimostrarsi non all’altezza.

Un governo serio dovrebbe farsi carico non dei capricci di leader azzoppati, ma delle necessità di chi rappresenta il futuro della comunità. Chiedere all’Europa flessibilità (ovvero soldi che non abbiamo) per finanziare la spesa corrente, vuol dire affossare i giovani e togliere loro la speranza di vivere domani in un Paese prospero. Non rimodulare la spesa pubblica vuol dire continuare a non finanziare le borse di studio ai bisognosi e meritevoli. Non responsabilizzare le Regioni in spesa pubblica significa obbligare anziani del Sud a usufruire del loro diritto alla sanità in un’altra regione, lontani dai propri affetti. Tutto questo si fa con la legge finanziaria. Noi, invece, di finanziaria in finanziaria continuiamo a rimandare. Dicano pure che l’Italia è tornata a crescere, ma si ricordino almeno che è ancora una volta ultima in Europa. La domanda è se ci meritiamo tutto questo.

da sito Energie per L’Italia

Jobs act, Sacconi: Speranza dimentica suo accordo con Renzi su art.18

Strana storia quella del jobs act. Nella vigilia del Natale 2014 Renzi tradì un accordo con me sull’art.18 che ipotizzava la possibilità per il datore di lavoro di trasformare sempre una condanna alla reintegrazione del lavoratore licenziato con un adeguato indennizzo. Renzi scelse infatti nella notte precedente l’adozione del decreto legislativo un compromesso con Speranza, avvallato dalla Confindustria di allora, in base al quale saltò nelle bozze la clausola di “opting out” e rimase quindi la possibilità della condanna alla reintegrazione per limitate fattispecie che poi la giurisprudenza ha interpretato estensivamente.

Come si può leggere nelle agenzie di quel giorno Speranza ne fu così felice da dichiarare ironicamente: “Buon Natale Sacconi”. Strano che oggi se ne dimentichi. E in effetti mi rovinò il Natale perché ebbi la delusione del fallimento dell’ennesimo tentativo di cancellare l’art.18 in modo da incoraggiare la propensione ad assumere. Poi non ci si stupisca se siamo fanalino di coda in Europa per tassi di occupazione mentre Macron taglia

sito Energie per l’Italia

«AL CENTRODESTRA NON POTRÀ BASTARE LA SOMMA DEI PARTITI

Il 25 e 26 novembre a Napoli e il 2 e 3 dicembre a Milano, il movimento di Stefano Parisi, Energie PER l’Italia, presenterà il programma e una bozza di liste elettorali (comunque aperte ai contributi esterni) con uno slogan che in parte va controcorrente anche nel centrodestra: “Combattiamo gli sprechi della spesa pubblica, il nostro obiettivo è ‘deficit zero’, siamo per la flat tax ma anche per la limitazione delle prestazioni della sanità pubblica per i contribuenti più ricchi, separazione della delle carriere dei magistrati e taglio delle tasse sulla casa…”, annuncia l’ex direttore generale di Confindustria che correrà con il centrodestra “a tre punte” (Fi, Lega, Fdi) ma chiede chiarezza ai partiti della coalizione sulle alleanze: “non si può tradire l’elettorato andando al governo con Renzi”.

In Sicilia Musumeci dimostra che uniti si vince

“L’unità è un valore ma anche la qualità dei programmi e delle persone. Siamo stati noi i primi a sostenere Musumeci che, infatti, era in prima fila alla nostra convention di aprile. Poi sono arrivati gli altri partiti, che volevano Armao candidato. E Musumeci ha fatto la differenza”.

Lo schema siciliano funzionerà su scala nazionale?

In Sicilia, su 4,5 milioni di elettori, in 3 milioni hanno disertato le urne o hanno votato per M5S, in aperta ostilità con i partiti: questo dato ci dice che le formule tradizionali non funzionano più. L’euforia non può cancellare la necessità per il centrodestra di riflettere: è sbagliato costruire un’alleanza solo sulla sommatoria dei partiti senza un’intesa su un programma capace di riconquistare gli italiani che non votano più.

Con il placet di Berlusconi sta nascendo una lista liberale, con Enrico Costa, e poi c’è l’Udc di Lorenzo Cesa. Non sarete troppi sul fronte del Centrodestra?

Credo che oggi sia necessario una nuova offerta politica, con proposte chiare e persone di qualità. Una forte discontinuità anche con il passato, se vogliamo recuperare la fiducia degli elettori. Chiunque crede in questo progetto è benvenuto. Non credo che al Paese servano liste civetta ma capacità di governo.

Energie per l’Italia può superare la soglia del 3%?

Ci rivolgiamo agli italiani che credono nella possibilità di costruire il loro futuro se liberati dalla burocrazia e dalle tasse, alle famiglie che chiedono sicurezza e giustizia, sviluppo e occupazione, a coloro che non vogliono essere sudditi dello Stato ma cittadini.

La vostra sfida non rischia di essere una testimonianza?

Assolutamente no. Abbiano un programma costruito da migliaia di persone indipendenti e appassionate. Le urne ci daranno un grande risultato, per portare in Parlamento persone di qualità, libere ed esperte. Certo è una sfida chiara perché nessuno di noi sta cercando di contrattare un posto sicuro. Vogliamo cambiare la politica, non accordarci.

(Tratto da Corriere della Sera, intervista di Dino Martirano)

SEGNALETICA ORIZZONTALE

COMUNE DI BELLUNO
Il consigliere comunale
INTERROGAZIONE SCRITTA A RISPOSTA SCRITTA ED ORALE.
OGGETTO: SEGNALETICA ORIZZONTALE E ATTRAVERSAMENTI PEDONALI.
PREMESSO LE LINEE GUIDE PER LA PROGETTAZIONE DEGLI ATTRAVERSAMENTI PEDONALI DELL’AUTOMOBILE CLUB ITALIANO E LE SUE NORMATIVE VIGENTI E LE SEGNALETICHE STRADALI AI MARGINI DELLE CARREGGIATE COMPRESO LE LINEE CONTINUE DOPPIE E TRATTEGGIATE;
CONSTATATO CHE ATTUALMENTE, DOPO AVER REALIZZATO IN ALCUNE STRADE DA UN ANNO A QUESTA PARTE DIVERSE BITUMAZIONI, ANCORA OGGI MANCANO LE VARIE SEGNALETICHE LATERALI IN DIVERSE STRADE PRINCIPALI E SECONDARIE ASSIEME ALLA CARENZA DI STRISCE PEDONALI O ATTRAVERSAMENTI PEDONALI ;
CONSTATO CHE IN CENTRO SONO INIZIATE LE TINTEGGIATURE DI TUTTE LE SEGNALETICHE ORIZZONTALI, SIGNIFICA CHE LE FRAZIONI ANCHE QUEST’ANNO RIMARRANNO SENZA RITENTIGGIATURE ;
QUANTO SOPRA PREMESSO IL SOTTOSCRITTO CONSIGLIERE COMUNALE CHIEDE ALL’ASSESSORE COMPETENTE : 
- DI PROVVEDERE DI FAR INIZIARE IN DIVERSE STRADE CITTADINE COMPRESO LE FRAZIONI, LA REALIZZAZIONE DI SEGNALETICHE STRADALI ORIZZONTALI E STRISCE PEDONALI ORAMAI SBIADITE O INESISTENTI, ALCUNE NUOVE LE ALTRE ORAMAI SBIADITE, QUINDI NECESSITANO DI UNA RIVERNICIATA. ELENCO ALCUNE STRADE :
- ZONA BOLZANO BELLUNESE-TISOI; ZONA MUSSOI; ZONA CUSIGHE E VIA SALA; ZONA FIAMMOI ATTRAVERSAMENTO PEDONALE PER ANDARE AL CAMPO DA RUGBY, PERICOLOSO DI SERA, VISTO CHE DOPO L’ASFALTATURA DELLA STRADA DI SAFFORZE E RIMASTA SOLO LA SEGNALETICA VERTICALE; ZONA SARGNANO, TUTTA DA RITINTEGGIARE, COMPRESO LE FERMATE DEI BUS-SCUOLA; ECC.ECC.
Belluno, 06 SET 2017 firmato
IL CAPO GRUPPO PATTO BELLUNO DOLOMITI
 cons. Francesco PINGITORE

TRIBUNALE DI BELLUNO

l Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Belluno, nel corso di un convegno, ha, di recente, paventato la possibilità della chiusura del Tribunale di Belluno.
Tale eventualità era già emersa alcuni anni fa, allorchè il Ministero di Giustizia aveva deciso una serie di chiusure di Tribunali nell’ambito di accorpamenti di circoscrizioni.
In allora non si è giunti alla paventata chiusura del Tribunale perché, in particolare, si è considerato che Belluno è Capoluogo di Provincia.
Il Tribunale è un presidio di giustizia rapida ed efficiente, al servizio di un territorio di primo piano anche per l’economia regionale ed italiana ed il Patto Belluno Dolomiti è ben consapevole di ciò; vi è, pertanto, un impegno molto forte a mantenerlo, coinvolgendo tutte le forze economiche e sociali, ma, in primis, le stesse forze politiche che devono essere coese sul punto, per far sì che di una simile eventualità neppure si possa più sentir parlare.
La possibile chiusura del Tribunale di Belluno, oltre a coinvolgere – ovviamente – tutti i legali iscritti al Consiglio dell’Ordine di Belluno, riguarda soprattutto il futuro della intera Provincia, che ha una sua specificità, che deve essere a tutti i costi salvaguardata, in quanto, a catena, comporterebbe la chiusura di tutti gli Uffici Pubblici che dipendono, direttamente od indirettamente, dal Tribunale, oltre che il conseguente declassamento dei relativi Organi delle Forze dell’Ordine.
E’ necessario essere consapevoli, dal punto di vista politico, non solo della gravità delle conseguenze derivanti da determinati fatti, ma anche delle priorità con cui gli stessi vanno affrontati nell’interesse di Belluno Capoluogo di una Provincia.
In questo senso la eccessiva manifestata preoccupazione – anche se comprensibile – della passata amministrazione, circa i gravosi impegni di spesa a carico del Comune, per il mantenimento degli Uffici Giudiziari, potrebbe comportare, ove venisse mantenuta, incalcolabili, quanto gravissime ricadute negative, sia su Belluno, come sulla intera Provincia.
Avv. Luca Dalle Mule