Reddito di cittadinanza – pace fiscale – condono edilizio

 

Leggendo IL GAZZETTINO scopro che per quanto riguarda il reddito di cittadinanza la Provincia di Belluno si trova al penultimo posto, con Sondrio, seguite solo da Bolzano.

La cosa mi fa sorgere qualche interrogativo: o i Bellunesi sono quasi tutti benestanti o hanno il senso di orgoglio di non farsi considerare poveri.

Per il verso della medaglia viene da pensare che nelle provincie del Sud Italia la gente stia morendo di fame.

Oltre a ciò sono perplesso nel pensare come mai gran parte delle liti fiscali pendenti presso le varie commissione siano accentrate al Centro Sud? Cosa che porterà alla pace fiscale “condono mascherato”?

Infine sembra che al Sud Italia esistano più case di proprietà che al Nord, oltretutto moltissime abusive e costruite in zone dove non potrebbero esistere, ad esempio la villetta di Casteldaccia?

Di conseguenza mi chiedo tutte quelle case con che mezzi sono state costruite o comperate se la gente sta invocando il reddito di cittadinanza per vivere?

Non avendo le competenze e conoscenze per trarre giudizi e conclusioni mi .limito a fare delle riflessioni.

Ma Saviano che ruolo ha?

 

Il mercoledì 14 sera, in una televisione privata, ho assistito ad un intervista di un certo Saviano ad un certo ex boss della mala del Brenta, nascosto ed oscurato dalla telecamera; si dice che abbia cambiato nome e vita. Io tante considerazione me le tengo per me, perché tanto non cambierebbero nel bene questa nostra società. Però viva Dio, noi paghiamo ancora la scorta al signor Saviano, che sembra essere il paladino contro la camorra; adesso lo vediamo che fa il Biagi di turno, che intervista Felice Maniero, un criminale o ex, che nella coscienza ha tanti delitti e rapine. Ancora non si capisce che ruolo abbia il signor Saviano, cosa vuole dimostrare, da una parte fa il paladino del bene contro la criminalità campana, quindi della sua regione di provenienza, e adesso fa il giornalista intervistando il boss o ex del Brenta; che cosa vuole dimostrare, che ruolo ha nella società? Non sembra essere come don Ciotti che con Libera gira l’Italia per sostenere la legalità? Perché ha ancora diritto alla scorta, lui che sta di più in televisione che per le città come don Luigi Ciotti?

Francesco Pingitore

-LE MANI IN TASCA-

 

Una delle colonne portanti dei partiti in campagna elettorale è stata la promessa di “ridurre le tasse e non mettere le mani nelle tasche degli Italiani”.
A nostro avviso con tale promessa è stato stipulato il vero “contratto” con gli elettori.
Da quanto traspare sembra che con la legge di bilancio in corso di perfezionamento, sarà data la facoltà a Comuni e altri Enti Locali di aumentare e applicare nuove imposte e addizionali.
Con ogni probabilità a tali Enti saranno tagliati i trasferimenti, da parte dello Stato centrale, che in gergo grossolano è come togliere la terra sotto i piedi per cui dovranno essere loro a sporcarsi le mani nelle tasche gli Italiani ossia fare il lavoro sporco per sopravvivere.
Altro fattore è la “pace fiscale” una specie di condono mascherato dove chi ha grosse pendenze col fisco potrà cavarsela alla buona e chi ha contenziosi sotto i mille euro potrebbe essere esentato dal pagamento.
Giusto fare una pulizia nei farraginosi meandri del fisco, ma ancora una volta si comprende che il Cittadino onesto continuerà ad essere il solito pantalone.
C. Balcon- comunicazione PBD

REDDITO DA LAVORO

di Celeste Balcon

le calamità di inaudita violenza che hanno colpito il Bel Paese da nord a sud hanno lasciato una scia di danni che richiedono interventi per molti miliardi di euro, forze umane per i cantieri di lavoro e lungo tempo per tornare a una parvenza di normalità.

Quanto alle risorse economiche l’Italia è già in vistose difficoltà per redigere la manovra finanziaria con l’Europa che ci fa le pulci e lo spread che ci tartassa.

In detta manovra è contemplato il famoso reddito di cittadinanza, perchè non dirottare tale stanziamento da utilizzare per riparare tutti i danni del maltempo?

I destinatari del reddito di cittadinanza potrebbero ben essere occupati nei vari cantieri che si andranno ad aprire, oltretutto potrebbero essere orgogliosi di percepire il reddito frutto del proprio operato ed non come assistenzialità.

Usare una pala o un rastrello, spostare materiali o mettersi davanti ad un computer, piantare alberelli e fare molti altri lavoro sarebbero alla portata di tutti.

Avremmo così preso due piccioni con una fava e meno aggravio per le casse dello Stato, considerato che lo Stato sono i Cittadini.

 

 

METTERE IN SICUREZZA VIA SIMON DA CUSIGHE

Guard rail e muretto più alto: via Simon da Cusighe non è sicura. Il consigliere Francesco Pingitore ha messo la questione al centro di un’interpellanza inviata nei giorni scorsi al sindaco Jacopo Massaro e all’assessore Biagio Giannone. A distanza di 14 anni dalla prima segnalazione, il capogruppo di Patto Belluno Dolomiti torna a interessarsi della viabilità lungo la via che da piazza Santo Stefano porta verso il Ponte Nuovo, sperando che questa volta vengano assunte decisioni. 

IL MURETTO

Il problema sarebbe nei pochi centimetri di muro che separano la via dalla sottostante via delle Scalette, pedonale: in caso di uscita di strada, infatti, un auto rischia di finire sotto travolgendo eventuali pedoni. «Questi muretti sono stati realizzati tenendo conto del traffico degli anni 50-60 commenta l’esponente dell’opposizione -, ma oggi la situazione è completamente cambiato: il traffico è più sostenuto, passano automezzi di qualsiasi cilindrata e specialmente autobus del trasporto pubblico locale. Bisogna ripensare quel tratto e alzare il muretto». Pingitore chiede quindi un progetto, per la realizzazione di un contenimento e di un guard rail. «Quanto sopra premesso il sottoscritto chiede di poter realizzare un progetto per alzare il muretto e proteggerlo con un parapetto rafforzato tra il marciapiedi ed il muretto stesso prosegue -, che in caso di fuori uscita accidentale di strada di qualsiasi mezzo, attutirebbe l’impatto con l’utilissima barriera di protezione, evitando parecchi danni visto che appena sotto il manufatto ci sono le scalette molto utilizzate dai pedoni, specialmente anziani e bambini che si recano nella vicina scuola materna». 

I PRECEDENTI

Una prima segnalazione risale al 2004, giunta De Col. «Il muretto è alto 73 centimetri e così io 14 anni fa, con un’interrogazione datata 6 aprile, chiesi maggior sicurezza per tutti, sia per pedoni che per automobilisti ricorda il consigliere -. La risposta dell’amministrazione, in quell’occasione, fu superficiale e inconsistente. L’allora assessore preposto mi rispose che l’altezza era di un metro, misura inesatta. Di recente sul ponticello davanti il supermercato Mega si è verificata un’uscita di strada di un mezzo pesante. Lì il muretto è alto 60 centimetri. Intervenire in via Simon da Cusighe è un doveroso atto di prevenzione».

di Francesco Pingitore gazzettino 1.11.18

LE LEZIONI NON SERVONO MAI

 

Gli eventi atmosferici che in questi giorni stanno causando enormi danni danno l’idea della forza della natura alla quale non si può comandare nonostante che le previsioni meteo siano in grado di stabilire con esattezza quasi assoluta quanto e quando sta per arrivare.

Detto ciò siamo alle solite, allagamenti, smottamenti, esondazioni di fiumi e torrenti, immobili scoperchiati, alberi sradicati o abbattuti.

Un accenno particolare va sugli alberi che si abbattono sulle strade e sulle case causando vittime e danni incalcolabili oltre che l’interruzione delle linee elettriche e telefoniche.

Chi mai avrebbe pensato che il vento potesse scoperchiare un fabbricato?

Certamente era prevedibile che un albero, magari di enormi dimensioni, collocato presso una casa o lungo la strada o in prossimità della linea dell’alta tensione potesse abbattersi sulle stesse.

Quando viene tagliato un vecchio albero che da segni di fine vita o virene curata la potatura delle fronde lungo le vie di comunicazione tutti ambientalisti a protestare.

Pensiamo a tutte le persone rimaste senza energia elettrica con quanto contenuto nei congelatori, il tutto da buttare.

Fiumi e torrenti che esondano, Guai raccogliere un sasso o una palata sabbia o raccogliere una ceppaia trasportata dalla corrente e tagliare un ramo di salice, così gli alvei sono sempre più alti;

il tutto aggravato dal bosco che ha invaso quello che era prato e il sottobosco diventato impermeabile per cui il terreno non assorbe più l’acqua meteorica con fiumi e torrenti che esondano, con le catastrofiche conseguenze.

Ora tutti a leccarsi le ferite e a imprecare poi, come al solito, le lezioni non si imparano mai e tutto prosegue come prima.

Alla prossima calamità si ripete la medesima storia.

Celeste Balcon

da gazzettino 1.11.18

Pingitore – Manca il controllo del territorio

Semafori a pezzi ora l’inciviltà scende in strada

SUCCEDE A BELLUNO PRIMA PER QULITA’ DELLA VITA

Per fortuna che la coop. era sotto controllo da parte dell’assessore altrimenti…….,

Sepoltura impossibile: il famigliare della persona deceduta prende il badile e si mette a scavare. Un episodio non degno di un paese civile, a tratti grottesco se non si stesse parlando di una tragedia, quello accaduto sabato, alle 15, al cimitero di Salce. È a quell’ora che il feretro della 79enne Bruna Rossa, di via Fisterre, è arrivato dalla chiesa di Mussoi, con sacerdote e corteo funebre a seguito. Ma la fossa non era pronta e la sepoltura era impossibile perché nessuno voleva prendersi la responsabilità di rompere un sacco di ghiaia che era posizionato sullo spazio dove doveva esserci la buca. L’unica soluzione era quella di lasciare la salma nella chiesetta del cimitero fino a lunedì. «Non potevo – racconta il genero della defunta, Paolo Cumerlato – pensare di tornare a casa con mia moglie disperata senza dare degna sepoltura a sua mamma: mi sono preso io la responsabilità e ho rotto il sacco».

LA TESTIMONIANZA

«La cosa è andata oltre la disperazione – racconta Paolo – , oltre il dispiacere, ma perché non dar pace a una persona neanche dopo morta? Perché tutto questo?». «Erano le 15 – spiega – quando, dopo la funzione religiosa a Mussoi, il corteo funebre è arrivato a Salce». «Quando siamo arrivati dinanzi all’ingresso cimitero – prosegue -, il responsabile delle onoranze funebri (che è estranea alla vicenda perché non può operare all’interno del cimitero di competenza della cooperativa che ha in gestione il servizio ndr) mi dice che non era stata fatta la fossa della sepoltura: sullo spazio c’era un sacco di ghiaino di 15 quintali, posizionato intorno a mezzogiorno». Da quell’ora la cooperativa Barbara B. di Torino, l’incaricata del Comune che gestisce i servizi cimiteriali, non è riuscita a spostare l’ingombro. L’escavatore era troppo piccolo e la coop non si voleva prendere la responsabilità di rompere il sacco. «Era stato posizionato – spiega il responsabile della coop Barbara B. Massimo Zanin – dai volontari Scuola dei Morti e qualcuno ci ha detto che se l’avessimo danneggiato l’avremmo poi dovuto pagare. Inoltre non avevamo potuto preparare la fossa la mattina, perché eravamo impegnati in un altro funerale». La vicenda ha causato ulteriore sofferenza ai famigliari della defunta. Sconvolti anche i partecipanti e il prete, che ha benedetto la bara, senza sepoltura.

IL CORAGGIO

La funzione ormai era di fatto finita, ma Cumerlato non si dà per vinto: pretende che sia data degna sepoltura alla suocera. Chiama prima i vigili del fuoco, per chiedere aiuto, e poi i carabinieri. «Ho rotto il sacco col badile – racconta Cumerlato – e l’ho svuotato piano piano: la fossa era pronta alle 17». A quel punto i due addetti della cooperativa hanno scavato nel terreno e i soli famigliari, con l’aiuto del vigile del fuoco, hanno calato la bara, che poi è stata tumulata. «Quel sacco non doveva essere lì – conclude il parente – qualcuno è responsabile di quanto accaduto». Denuncerete? «Abbiamo già sofferto abbastanza, non vogliamo fare del male a nessuno, ma una cosa del genere è inaccettabile. Non deve ripetersi». Un caso simile, non così grave, ma con problematiche sulla fossa, era accaduto un mese fa: in quel caso la salma venne lasciata in un loculo, con il via libera dei famigliari e poi sepolta in un’altra giornata.

Fonte Gazzettino 16.10.2018

PATTO BELLUNO DOLOMITI SEMPRE PRESENTE NEL TERRITORIO

Intervento del consigliere Pingitore e di Silvano Serafini (Ex consigliere) in Via ottobre 1963

Nessun cartello, nessun segnale disegnato sull’asfalto: è quasi impossibile accorgersi che via 9 ottobre 1963, a Cavarzano, a metà interseca via Giusto Navasa. Solo quando l’auto si trova ormai a metà carreggiata ci si rende conto che ci si trova in un’altra strada. «Cosa succederebbe se proprio in quel momento stesse passando un bambino in bicicletta?», si chiede, preoccupato, l’ex consigliere comunale Silvano Serafini. L’esempio non è casuale: si è accorto della pericolosità di quell’incrocio proprio perché pochi giorni fa si è trovato di fronte un ragazzino in bici. Lo ha visto all’ultimo momento e fortunatamente non è successo nulla, ma il cuore ha perso sicuramente un paio di battiti.

Via 9 ottobre 1963 è una laterale di via Pagani Cesa, il viale alberato che si trova di fronte alla casa di riposo. Una zona residenziale, densamente abitata e piena di casette ad uno o due piani. Percorso circa un centinaio di metri, via 9 ottobre 1963 incontra via Giusto Navasa, anche questa una zona residenziale e piena di villette. Via 9 ottobre poi continua per un tratto sterrato, fino a sbucare in via Rudio. A tutti gli incroci non c’è alcun segnale che avverta gli automobilisti: non un cartello di stop, né segnaletica orizzontale. 

Orso Grigio si è rivolto subito al Comune, e ha scoperto che la strada è privata. «Ma ci sono altri esempi di situazioni simili nel nostro territorio», spiega. «Basterebbe che il Comune incontrasse i residenti per risolvere questo grave problema di sicurezza». L’ex consigliere non chiede molto: solo di posizionare un segnale per evitare che gli automobilisti oltrepassino via Navasa come se non vi fosse un incrocio. 

«In passato sono già accaduti incidenti, pur non gravi», ricorda Orso Grigio. «Ma ci vorrebbe poco per risolvere la criticità. Questa strada è intitolata ad una tragedia

fonte Corriere A.

Degrado verde cittadino: servono maggiori controlli

PATTO BELLUNO DOLOMITI
Interpellanza del consigliere Francesco Pingitore

Degrado verde cittadino: servono maggiori controlli

BELLUNO Erba, siepi e alberi incolti. Il consigliere di opposizione Francesco Pingitore (Patto Belluno Dolomiti) richiama all’ordine l’amministrazione Massaro, e lo fa con una interpellanza. «Gli uffici della polizia municipale devono monitorare e sanzionare chi non rispetta il regolamento, perché i rami degli alberi non possono oscurare i lampioni pubblici e invadere la sede stradale». Per questo chiede all’assessore competente Biagio Giannone se provvederà a far rispettare la norma nei seguenti punti della città: piazzetta vicino a via Cappellari (lato ex supermercato Prix), dove un albero nasconde un punto luce e tocca dei cavi elettrici, una situazione piuttosto pericolosa soprattutto in caso di vento o pioggia; una serie di rami anche sul curvone lungo la strada dopo il ponte degli Alpini; a Cusighe dove vicino al cimitero ci sono alberi non potati e cresciuti troppo, diventati invadenti per gli automobilisti («un caso più volte segnalato agli uffici e lalla polizia locale»). «Da regolamento – ricorda il consigliere comunale – il privato dovrebbe occuparsi della cura del proprio verde, qualora non lo faccia è il Comune a mandare sul posto i propri uomini e a inviare poi all’indirizzo del cittadino la fattura per il servizio effettuato». Ma, secondo Pingitore, questa corretta prassi non viene troppo applicata in città e chi non rispetta la normativa resta impunito.
gazzettino 7.10.2018